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PROTESTARE CONTRO TRUMP, E POI ? SI FERMA IL DISAGIO ?

Marco Savio 26 Febbraio 2017

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PROTESTARE CONTRO TRUMP, E POI ? SI FERMA IL DISAGIO ?

L’elezione di Trump, la Brexit, l’idea di una possibile Frexit e quel disagio che porta ad altri fermenti di analogo isolazionismo e populismo, mi hanno portato ad una riflessione.
Se la Presidenza Trump è figlia della protesta, se la protesta è figlia del disagio che ha annientato la classe media, se il disagio è figlio della povertà e questa è figlia della globalizzazione e dell’immigrazione, allora dobbiamo osservare:

  • La globalizzazione poggia la sua esistenza sui differenziali dei sistemi paese (che vuol dire differenziali di welfare, di protezioni sindacali, di compliance legislativo in genere, di struttura economico finanziaria, di deficit di libertà, di regimi di polizia etc … tutti raffronti che si sintetizzano in un unicum che è il differenziale di democrazia), ma soprattutto poggia la sua capacità espansiva sull’innovazione tecnologica che ha permesso di annullare tempo e spazio;
  • L’immigrazione è la fuga da guerre e povertà, alla ricerca di una speranza di vita migliore.

In entrambi i casi la responsabilità degli scenari è fortemente riconducibile ad un deficit di governance, democrazia e rispetto dei diritti dell’uomo.
Come si combattono questi due fenomeni ?

  • La globalizzazione, posto che indietro non si torna, smetterà di mietere vittime allorché saranno annullate le differenze paese: ma è un problema endogeno governabile solo dall’interno del paese (stato) che deve o vuole evoluire;
  • L’immigrazione cessa quando vengono meno le cause che spingono brandelli di umanità a fuggire: ancora un problema endogeno al paese (stato) da quale si scappa.

Combattere la “malattia” nel proprio paese con dazi, muri e provvidenze interne è dispendioso, inefficace e contro la storia: bisogna intervenite in quei paesi che ne sono la causa; ma non si può.
Non si può perché facciamo uso di un diritto internazionale pubblico difettoso, inadeguato e frutto di mere consuetudini.
Non si può perché ci fermiamo di fronte a quel principio di autodeterminazione di un popolo totem di una falsa democrazia ed icona della nostra incapacità.
Non si può perché abbiamo un organismo internazionale (l’ONU) simbolico a d’immagine ma inefficace ed inefficiente.
I protettorati hanno fallito, l’imposizione dall’alto della democrazia ha fallito: non ci resta che mettere mano ad un diritto sovrannazionale efficace ed applicabile.
Percorrere la strada di dazi e muri ci riporta indietro a quando il diritto internazionale era scritto dopo il rombo dei cannoni.
Molta, troppa strada abbiamo da fare sul tema.
Ma l’Uomo è grande, se e quando è grande il suo circolo dell’orizzonte.
marco savio

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