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Il senso delle cose

Elena Savio 10 Dicembre 2013

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Il senso delle cose

A Torino sono sbarcati gli incivili.
Una città che nel 2006 ha visto accorrere gente di tutte le razze, con passioni diverse, persone che pur nell’antagonismo hanno mostrato accoglienza e fratellanza tanto da creare un’atmosfera magica.
Oggi, nel 2013, percorrere la città fa un effetto diverso.
Alcuni viali, altre strade, sono insolitamente sornioni; “Come la domenica mattina”, dice qualcuno.
Una domenica non di dicembre, evidentemente.
Direi inquietante, si percepisce un tagliente senso di tensione, quasi la quiete prima della tempesta. Qualcosa sta per succedere..
E quel qualcosa sta già succedendo, dietro l’angolo. Punti strategici presi di mira per LO SCIOPERO
Non fraintendiamo, scioperare è un diritto, ed è un mezzo per fare sentire la propria voce. Una protesta per far smuovere le cose che non vanno, o vanno sempre peggio creando situazioni insostenibili.
Ma vorrei operare una distinzione tra sciopero e barbarie.
Uno degli uomini più conosciuti nella storia che ha protestato e scioperato per i diritti degli esseri umani è Gandhi*. E come lui tante altre formichine, di cui la massa non viene a conoscenza: ogni giorno ognuno mette del suo per lottare contro ingiustizie, migliorare condizioni proprie e dei popoli.
Dal lato opposto abbiamo individui che si spostano per il mondo e si mescolano ai veri scioperanti solo per proprio gusto personale di arrecar danno. Il maggiore possibile.
Perché altre ragioni non ne vedo.
Forse sono io, ma proprio non capisco. Non capisco il senso di spaccare macchine, vetrine, qualunque cosa passi a tiro, ferire persone.
Non capisco a cosa serva, illuminatemi!
Perché quello che vedo è che quelle macchine, quelle vetrine appartengono a gente che lavora,che suda e patisce come tutti. Che si dibatte e barcamena in questo meccanismo chiamato società odierna, per trovare il proprio posto nel mondo, per farsi una vita, per mantenere una famiglia. E spesso ha abbandonato i suoi sogni più grandi per farlo.
Sono le persone per cui si cerca di far valere diritti, gli stessi per cui si protesta. E allora perché infligger più danno ancora? Se togli il poco, cosa resta?
Danneggiare i beni privati, e quelli comuni , e con comuni intendo beni di cui tutti hanno beneficio, è come darsi la zappa sui piedi. E la città io la considero un bene comune, perché è il luogo, il contesto in cui viviamo, a volte per scelta a volte perché la vita ci ha portato lì. Non so a voi, ma a me piace poter vivere quotidianamente in un posto che sia accogliente, che mi faccia sentire bene,che mi possa regalare un sorriso e dare l’energia per inseguire i miei sogni e la forza per sopportare anche le magagne.
Qual è dunque il senso di abbruttire ciò che ci circonda e serve alle vite di tutti? Senza parlare di violenza puramente gratuita, fatta di aggressioni ed estorsioni a chi soltanto passava.
Così domando a chi si sente un genio, un supereroe, a danneggiare ‘in nome della protesta’ (a questo punto la mente si perde negli echi di crociate, guerre di religione ecc in cui il mantra ‘in nome della causa’ era solo una scusa di razzia e predominio) domando, dicevo, perché ‘per protesta’ non vai a fracassare la tua di macchina, il tuo negozio, le tue proprietà.. perché forse acquisterebbe più senso.
Quest’anno è stato teatro di focolai, repressioni, insurrezioni in varie parti del globo. E’ bene che anche la nostra bistrattata Italia si alzi a reagire. Ma c’è modo e modo. Che si studi assieme una strategia, che si coinvolgano le persone a collaborare, a pensare a un obiettivo comune verso cui marciare!
Ma qualsiasi siano le proposte, che non comprendano il nuocere.
Oggi mi sono sentita limitata, nel senso che hanno posto dei limiti a ciò che avrei dovuto e voluto fare, qualità del tempo buttata, impegni che si assommeranno ad altri causando disguidi e varie. Così non solo per me. Ma il vero limite che ho sentito, la fitta che mi ha più fatto paura non è il fatto che una zona piuttosto che un’altra fosse bloccata, ma le reazioni di odio e delle persone, avvisaglie e vocii di cosa stava succedendo ‘giù di là’, il temere per la propria e altrui incolumità nell’intraprendere un certo tragitto.
Ora, regimi del terrore l’umanità ne ha passati, se pensiamo anche solo ai più recenti basta chiedere ai nostri padri e nonni, le guerre, il terrorismo ecc
Crescendo ho ascoltato dalle testimonianze dirette, ho visto da una o più scatole immagini terrificanti arrivare da lontano a colpirmi cuore ed essenza, e costringermi a interrogarmi sull’inarrestabile precipizio di una DIS-umanità. Non voglio neanche pensare che possa esserci la possibilità nel prossimo futuro di viverlo sulla pelle nostra e dei figli che magari avremo.
Perché oggi ho avvertito quell’incertezza, quel senso di inquietudine, da un momento all’altro poteva scoppiare e restarne invischiata, avrei potuto trovarmi nel mezzo di un’inaudita ferocia, e con l’accecamento non si può ragionare.
Così ho ripensato alle parole di mia nonna** pochi giorni fa, anche lei osserva i fatti del mondo, e ha paura, una paura che tramuta in occhi lucidi. Tutto corre vertiginosamente verso un punto di non ritorno, e lei spera solo che non sia una … non glielo faccio neanche dire, si capisce che intende una terza guerra mondiale, lei rastrellata a 20 anni solo perché polacca, mentre mio nonno*** prigioniero di guerra italiano. Si sono conosciuti così. In Germania. Campi di prigionia vicini.
A quel pensiero, con i loro 68 anni di vita insieme, si stringono la mano, una silente intesa. Aggiunge solo che di cammino ne ha fatto tanto, e se così dovesse essere, beh a lei resta poco così forse non vedrebbe la bruttura.
E a me scorre un brivido.
E ad oggi anche un conato. La storia è una maestra accantonata in disparte nello sgabuzzino delle scope mentre i nuovi allievi guardano a mondi dorati popolati di winx e peppa pig, o astruse diavolerie, in cui la massima aspirazione è essere concorrente di un reality per vincere una vita finta, che dia l’illusione di essere superiore agli altri, ed essere arrivati. E ‘futtitinne, tutti quantu’!
Salvo poi svegliarsi che non si è un calciatore o una velina, non si è sulle prime pagine dei tabloid, gossippati invidiati e strapieni di soldi. E la vita fa schifo, e il governo ladro. E oggi andiamo a Torino, che ci sono quelli che protestano, così con la scusa famo bordello,che tantocheccefrega, noi la roba la spacchiamo lo stesso.
E al via lo sciacallaggio; e buonanotte ai suonatori!

* O Martin Luther King, o Nelson Mandela, il cui funerale è argomento di cronaca in questi giorni, e forte la memoria delle sue battaglie.
** Ndr. La mia Baba (da babcia, nonna in polacco)
*** Giagia (da dziadzia, nonno)

Torino, 09.12.13

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