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Grappein e la Casa dell’Orologio di Cogne.

Marco Savio 12 Maggio 2019

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Grappein e la Casa dell’Orologio di Cogne.

A Cogne anche le pietre sanno che “la Casa dell’Orologio” fu la Maison di César Emmanuel GRAPPEIN, ma ciò che esse non sanno, così come molti umani, è la destinazione che detta casa avrà ad opera del comune e della Grappein Médicin ONLUS.
Circolano nel vento diversi possibili utilizzi, alcuni dei quali molto laici e non troppo coerenti con l’importanza del sito; allora vorrei fare il tifo per una destinazione più aderente all’importanza intrinseca del sito: se la Casa dell’Orologio è di Grappein, deve continuare ad essere di Grappein e solo di Grappein.
Mi spiego. A poco più di sessantacinque anni, avendo capito l’importanza della sua opera, lo stesso Grappein ne traccia, in guisa di bilancio, una sintesi, elencando in tredici punti ciò che i compatrioti gli “devono”. A Grappein si possono attribuire molti aggettivi: riformatore, progressista, socialista utopista, illuminista, politico, statista, ecologista, economista, comunista, sindacalista … e molti altri premono all’uscio.

A me non interessa categorizzare l’opera di Grappein, a me interessa osservare con attenzione la gestione della miniera: “Il 16 maggio 1832 César Grappein invia all’Intendente del Ducato di Aosta due “regolamenti” relativi alla gestione del filone e delle strade, nei quali indica con estrema precisione mansioni, obblighi, diritti e doveri di tutti gli impiegati ai lavori pubblici e dei dipendenti comunali, frutto delle trascorse esperienze comunitarie34.” [“Il Ferro e il Buon Governo – L’utopia politica ed economica del dottor Grappein e la Valle d’Aosta ai primi dell’800” a cura di Sergio Noto (autori vari) – Musumeci Editore su promozione del Consiglio Regionale della Valle d’Aosta – pagina 143, capitolo a cura di Giorgio Vassoney.].
La nota 34 della citazione, rinvia all’Appendice 1 [ibidem pagina 327]: è sufficiente la lettura di questo testo, contestualizzandolo all’epoca, per rimanere sbalorditi ed esterrefatti. Il testo, redatto nel 1832, teorizza le “esperienzematurate e vissute tra gli anni presumibilmente dal 1815 sino al 1830, anni “della gestione comunitaria – comunistica o comunista – della miniera e delle strade” [ibidem pagina 139].

Allora mi viene spontanea una domanda: creatore geniale o epigono ? Grappein ha creato o copiato da quanto gli succedeva intorno ? Perché nella sua opera ci sono i germi di quanto sarebbe successo nella storia, nel prosieguo; pertanto dobbiamo analizzare i possibili modelli che possono averlo ispirato.
Sono successive di dieci-venti anni sia la Lega dei Giusti – organizzazione operaia clandestina tedesca, nata a Parigi nel 1936 – sia la Lega dei Comunisti (poi Internazionale Comunista), nata a Londra nel 1940; per non parlare del Manifesto del Partito Comunista, partorito tra il 1847 e il 1848 e pubblicato a Londra il 21 febbraio 1848 ad opera di Karl Marx e Friedrich Engels, o del Capitale per il cui primo libro si dovrà aspettare addirittura il 1867.

Nessuno di questi eventi può aver influenzato il dottor Grappein, come nemmeno, egli, può aver attinto dal movimento delle cooperative nato a Manchester solo nel 1844 (se si esclude un tentativo del 1833 abortito per fallimento).
Non resta che analizzare il proto-comunismo e cioè il socialismo, quel movimento di incerta data di nascita, denso di ideologie e pensieri politici inneggianti ad una migliore uguaglianza economica, sociale e giuridica dei cittadini.
Apparentemente sinonimi, quindi interscambiabili, fu ad opera di Marx ed Engels che il socialismo fu teorizzato divisibile tra utopistico (di matrice cristiana e con obbiettivi da raggiungere mediante riforme), e scientifico (di matrice atea e con obbiettivi raggiungibili solo con atti rivoluzionari), quindi, quest’ultimo, pienamente assimilabile, secondo Marx, al comunismo.

Riconoscendo in Grappein un profilo più simile al socialismo utopistico, corre l’obbligo indagare l’eventuale influenza subita, dal nostro, ad opera del pensiero di coloro che i padri del manifesto comunista riconobbero aver avuto ruolo e valore determinante e fondamentale per lo sviluppo del socialismo: Saint-Simon, Fourier, Owen; altri si misurarono sul tema ma non possono essere presi in considerazione perché nati agli inizi dell’800.
Venendo ai tre, non credo che Claude-Henri de Rouvroy conte di Saint-Simon possa aver influenzato il nostro, in quanto pubblicò le sue opere tra il 1814 ed il 1824 ed il suo pensiero fu amplificato soprattutto negli anni quaranta, inoltre, considerata la lentezza divulgativa dell’epoca soprattutto con riferimento all’enclave di Cogne, difficilmente sono atterrate in paese in tempo utile.
Non credo nemmeno che Charles Fourier, coscritto di Grappein, possa aver esercitato influenza, in quanto tracce di suoi seguaci, soggiornanti a Parigi intorno agli anni trenta dell’800, fanno presumere una divulgazione del suo pensiero posteriore ai bisogni del Grappein.
Infine pure Robert Owen (di un anno più vecchio di Grappein) non può aver esercitato influenza perché iniziò ad occuparsi del tema della povertà solo dopo il 1817 e raggiunse la maturità del pensiero intorno agli anni trenta.

Bene ! Se come pare Grappein non fu influenzato dal nascente socialismo utopistico non resta che concludere che, in assenza di modelli recepiti dall’esterno, egli non fu sicuramente un epigono.
Se non fu un epigono, dove trasse l’ispirazione ? Certamente il suo pensiero era stato fecondato dall’illuminismo, dal vento rivoluzionario, dall’epopea Napoleonica, ma ciò che più gli servì è l’essere stato un creativo geniale, e mi spiego meglio.

Riesaminiamo i testi del 1832 e confrontiamo le attività di gestione con il sapere oggi richiesto ad un moderno manager per gestire il filone di Cogne; riscontriamo che servono varie conoscenze: strategia, gestione delle risorse umane, economia, amministrative, contabili, finanziarie, organizzative, commerciali, giuridiche … aggiungete ciò che ho dimenticato.
Grappein si era laureato a trentadue anni, ma in medicina. Quindi dove, come e quando ha assunto la cultura necessaria per gestire con successo ed in forma molto innovativa il filone ?

Così, poiché la cultura si impara mentre l’intelligenza no, perché non si può insegnare, non resta che concludere che Grappein abbia fatto ampio uso della propria intelligenza che unita ad una cospicua creatività, diventa genialità.
Ovvio che una personalità così acuta ed ingombrante avesse dei detrattori e non pochi; Lui stesso dice nel suo “bilancio”: “13) Ho sventato i funesti progetti dell’egoismo e della cupidigia, ho impedito il monopolio, ho allontanato le esalazioni mortali della corruzione e ho sopportato tutto ciò che producevano l’accanimento dell’odio e le nefandezze della calunnia.” [ibidem pagina 136].

Quest’uomo geniale teorizzò e praticò innovazioni ed ideologie molto prima d’altri, per cui vien da chiedersi se la sua opera non fosse stata incastonata in Cogne ma in un’area con humus divulgativo e socialmente percettivo più ampio, quale ridondanza avrebbe potuto scatenare.
Non lo sapremo mai, sappiamo invece che i suoi concittadini e non c’è da stupirsi, non ostante i forti contrasti, fecero scrivere sulla croce al centro del cimitero “A Grappein César, Docteur en médicine, … La Patrie reconnaissante”.

Questa la mia tesi: per omaggiare il concittadino geniale e non lasciare vittoriosi i suoi detrattori, la casa deve essere consacrata all’opera di Grappein ed a ciò in cui Egli ha creduto: Cogne, il suo vissuto e la sua storia nonché la miniera col suo valore socio-culturale ed economico.
Altro non si può, né si deve fare, a parer mio !
Se così non fosse, abbiano i suoi concittadini il coraggio di rimuovere dalla croce la frase “La Patrie reconnaissante”, perché la riconoscenza è imperitura.
Marco ed Elena Savio.

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